A Sicciole un sesto posto agrodolce per la nostra squadra di scacchi

Dal punto di vista del risultato, il torneo regionale di scacchi a squadre non è andato esattamente come speravamo, però ci sono anche validi motivi per vedere il bicchiere mezzo pieno in questo sesto posto ottenuto a Sicciole lo scorso sabato 25 febbraio. Prima di tutto, per la squadra della nostra scuola, si è trattato del ritorno ad una competizione a squadre in presenza dopo quattro lunghi anni. Inoltre, se si considera che fra i nostri partecipanti alcuni erano inesperti di gare scacchistiche e altri ne erano a digiuno da tanto tempo, allora si può anche essere soddisfatti di un torneo in cui sarebbe bastato poco di più per agganciare un posto d’onore sul podio finale.

Ma andiamo per ordine. Ci presentiamo alla scuola slovena di Sicciole con ben cinque giocatori: dal momento che le scacchiere di ogni incontro sono quattro, abbiamo la possibilità di fare qualche sostituzione fra una partita e l’altra, in modo da far partecipare tutti e dare un po’ di riposo a chi ne ha bisogno. In prima scacchiera c’è Yelizaveta Lazareva, un nome che forse tanti ricordano quando ancora da bambina dava battaglia ottenendo ottimi risultati non solo nei tornei scolastici ma anche in quelli federali; adesso è cresciuta, frequenta l’VIII classe, e anche se non gioca da qualche anno è sempre la nostra migliore giocatrice. In seconda schieriamo Martin Kekič, IX classe, che porta con sé l’esperienza di un anno di scacchi come materia opzionale e una discreta passione per gli scacchi online. In terza abbiamo Genrikh Starovoit, VII classe, che frequenta la nostra scuola dallo scorso settembre e ha una buona impostazione teorica maturata in diversi anni di corsi di scacchi. In quarta gioca Martin Krajcar, IX classe, che con un sano spirito da autodidatta si è avvicinato alla disciplina con entusiasmo e volontà. Pronto a subentrare per dare il cambio a qualche compagno, c’è anche Matthew Pečar, VII classe, che da settembre frequenta la materia opzionale scacchi con impegno e motivazione.

Al momento di mettere in moto gli orologi c'è un po' di tensione, che però dopo qualche mossa si trasforma in concentrazione e grinta. L'atmosfera è sempre quella: osservatori che passeggiano intorno ai tavoli, un silenzio che si può tagliare col coltello, ragazzi che fissano i pezzi come a voler parlare con loro, mani sulla fronte dopo sviste colossali e occhiate da pantere quando sulla scacchiera capita l'occasione buona per azzannare.

Tutto sembra andare nel migliore dei modi per noi. Vinciamo la prima con largo vantaggio, e nella seconda conquistiamo un pareggio convincente contro la squadra più forte, che infatti alla fine chiuderà al primo posto in classifica. Poi, in un crescendo di convinzione, vinciamo anche la terza. Purtroppo è proprio lì che la nostra cavalcata, un po' inspiegabilmente, si interrompe. Nel quarto e nel quinto turno le nostre sicurezze si indeboliscono, e tutte le partite diventano un'autentica sofferenza, fra sviste colossali e piani strategici poco efficaci; così ogni possibilità di finire almeno sul podio scivola tristemente via.

Ce ne torniamo comunque a casa con la soddisfazione di averci provato, e di aver vissuto un sabato mattina diverso da tutti gli altri, impreziosito da quella voglia di impegnarsi e aiutarsi l'un l'altro che rendono gli scacchi una disciplina educativa, prima ancora che sportiva. Inoltre abbiamo avuto la dimostrazione che il nostro gruppo di scacchisti è ancora vitale, sano e competitivo, e anche in futuro sarà sempre pronto per sedersi ad una scacchiera a dare battaglia.

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